Castrogno – (Teramo) detenuto si uccide

tratto da un articolo del 6 novembre de "il centro", carta straccia abruzzese

Teramo.
Non ce la faceva più a stare in carcere, Nicola Carillo. I disturbi psichiatrici da cui era affetto da anni gli rendevano la vita impossibile.
Aveva tentato più volte di ottenere, invano, gli arresti domiciliari. Alla fine, stremato, ha deciso di fuggire nell’unico modo che gli era possibile, mettendo fine alla sua vita. Il detenuto 43 napoletano (era di Brusciano) è stato trovato ieri mattina alle 5 impiccato nel bagno della cella. Carillo si era chiuso a chiave e il compagno di cella l’ha visto dallo spioncino: si era impiccato alle sbarre della finestra del bagno con un lenzuolo.(…) Carillo doveva scontare 8 anni per una tentata rapina a un gioielliere di Termoli, avvenuta nel marzo 2007. Era arrivato al carcere di Teramo qualche mese fa.
Precedentemente era stato in carcere a Larino e poi per un breve periodo a Torino. Ancora prima di finire in carcere Carillo aveva dato segni di squilibrio. Più volte aveva mostrato tendenze autolesionistiche, addirittura qualche anno fa aveva tentato di darsi fuoco con una latta di benzina davanti al municipio di Nola. In carcere aveva già tentato il suicidio. Ma era in cello come un qualsiasi detenuto.
"Non doveva stare in carcere, per le gravi patologie mentali da cui era affetto", esordisce Gennaro de Falco, uno dei difensori, che ha sollecitato l’apertura di un’ inchiesta per accertare le eventuali responsabilità.
Inchiesta aperta già ieri dal pm bruno auriemma.
Che Carillo avesse gravi motivi di salute per ottere gli arresti domiciliari era noto a tutti. "Aveva una sindrome border line con stato depressivo-ansioso di grado severo, stava male già prima del Duemila" racconta l’altro legale Domenico Dello Iacono, " abbiamo presentato più richieste di arresti domiciliari. All’inizio li aveva pure ottenuti, ma venne trovato a un controllo per strada in pigiama. Tecnicamente era un’evasione, e così rientro in carcere". Ma in realtà spesso l’uomo non sapeva nemmeno quel che faceva. I gravi disturbi mentali però sono sempre stati ignorati. "Ha raggiunto il punto critico di sopportazione" incalza Dello Iacono "dopo aver ricevuto una serie di rifiuti tra Larino e Campobasso, ora se lo portano sulla coscienza loro.
Nessuno ha voluto sapere". Peraltro i due legali parlano di una "pena severissima" per una tentata rapina. "Abbiamo chiesto un giudizio abbreviato, quindi è come se gli avessero dato 18 anni per una tentata rapina. E’ assurdo, a momenti non si prendono per un omicidio" dice De Falco.
(…) Pochi giorni fa un sovrindendente di polizia è stato aggredito da un detenuto a mani nude.

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